Clamidia

La Clamidia ( Chlamydia ) costituisce l’agente etiologico più comune tra le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) essendo responsabile di circa il 50% delle forme non gonococciche. Con il termine di IST ci si riferisce a tutte le condizioni di contagio che possono avvenire con il tramite di un rapporto sessuale. Precedentemente era utilizzata la terminologia di malattie sessualmente trasmissibili (MST) ma si è reso necessario un cambiamento al fine di porre l’accento sulla frequente mancanza di sintomi, quantomeno iniziali, di molte tra queste patologie.

La Clamidia è un batterio gram-negativo intracellulare obbligato. Infatti, anche se è in grado di sopravvivere al di fuori delle cellule umane, non è comunque capace di riprodursi. Per questa sua caratteristica è stato considerato per molto tempo un virus e, solo successivamente, è stata dimostrata  la presenza nel suo interno sia di RNA che di DNA oltre che l’esistenza di una parete cellulare che per altro è alla base dell’efficacia degli antibiotici.

Sono state individuate tre specie di Clamidia: la C. muridarum (agente infettante dei roditori), la C. suis (patogena per i suini) ed infine la Clamidia trachomatis (patogena per l'uomo). Non è più considerata una Clamidia l’agente infettivo della psittacosi. La C. trachomatis si differenzia in circa 20 sierotipi differenti alcuni dei quali sono correlati al tracoma, altri al linfogranuloma venereo ed altri ancora alle infezioni genitali che costituiscono il quadro clinico più comune. Per quanto riguarda le infezioni genitali da Clamidia i sintomi possono comparire da una a tre settimane dopo il contagio. La sintomatologia acuta è caratterizzata da secrezione vaginale o uretrale, disuria, stranguria e pollachiuria, dolore e rigonfiamento testicolare, lievi sintomi sistemici come febbre e nausea.

Linfogranuloma venereo: Malattia a trasmissione sessuale con formazione di ulcerazioni nel punto di ingresso della Clamidia e sua successiva diffusione per via linfatica.

Tracoma: Malattia infettiva dovuta all’interessamento iniziale della congiuntiva e successivamente della cornea sino alla sua opacizzazione completa e quindi cecità.

Disuria: difficoltà ad urinare. Stranguria: dolore nell’urinare. Pollachiuria: minzione frequente di piccole quantità di urina 

L’infezione da Clamidia, se non trattata, ha decorso cronico e pertanto ci può essere la diffusione nelle pelvi nella donna e all’epididimo nell’uomo. In particolare, nella donna, la clamidia può determinare malattia  infiammatoria pelvica (pelvic inflammatory disease, PID). Le complicanze che possono successivamente insorgere sono:
Dolore pelvico cronico.
Flogosi cronica delle salpingi, loro chiusura e conseguente quadro di infertilità.
Maggiore incidenza di gravidanze extrauterine.
Complicanze rare ma molto gravi clinicamente sono
Endometrite post-partum
Parto pretermine
Aborto
Morte prenatale
Stenosi uretrale
Interessamento del peritoneo periepatico con sintomi che simulano una colecistite.
La principale, seppur meno frequente, complicanza da cronicizzazione nell’uomo è l’epididimite con conseguente ipofertilità.
Appare pertanto chiaro che l’infezione da Clamidia tenda a compromettere sia nella donna che nell’uomo la fertilità, da un lato con processi infiammatori cronici che compromettono la pervietà e la funzionalità tubarica dall’altro con alterazione della spermatogenesi e peggioramento della qualità del liquido seminale. La clamidia inoltre può essere alla base di una infezione anorettale, della gola e della congiuntiva. Infine in rari casi la Clamidia può causare un quadro di artrite associata a uretrite e congiuntivite. In questa condizione, detta sindrome di Reiter, si manifesta un’artrite reattiva spesso insorgente in soggetti predisposti geneticamente. L’insorgenza è maggiore nei maschi entro i 40 anni di vita. Nella maggior parte dei casi comunque l’infezione da Clamidia decorre in modo del tutto asintomatico e ciò è alla base della sua rilevante diffusione nella popolazione. Si stima che una percentuale estremamente elevata di soggetti (40 – 50% degli uomini, 50 – 70% delle donne) sia asintomatico. Ciò non toglie che anche in assenza di disturbi si possano sviluppare le complicanze descritte. Si calcola che in circa un terzo delle donne affette la Clamidia determini una malattia infiammatoria pelvica. Da un punto di vista epidemiologico la Clamidia colpisce prevalentemente i giovani adulti, i quali costituiscono la popolazione sessualmente più attiva. La trasmissione è infatti interumana per via sessuale. Da ricordare la possibilità di contagio durante il parto con conseguente infezione neonatale polmonare e/o oculare. Si calcola che annualmente vi siano in Europa 5 milioni di nuovi casi ma solo una parte di essi viene diagnosticata proprio a causa dell’elevata asintomaticità. L’incidenza è apparentemente maggiore nelle donne forse in ragione di una maggiore attenzione sanitaria al problema ed una conseguente maggiore percentuale di diagnosi. Nella tabella sottostante si riassumono quali sono le condizioni in cui è consigliabile o necessario ricercare la Clamidia.

Indicazioni cliniche per l’esecuzione dei test per la ricerca
della clamidia in soggetti sessualmente attivi
Donne
Entrambi i sessi Uomini
Sanguinamento post coitale Cistiti ricorrenti con urinocoltura negativa Epididimite
Sanguinamento intermestruale Uretrite Artrite reattiva
Dolore pelvico Secrezioni uretrali  
Dispareunia Ulcerazioni genitali  
Secrezioni vaginali mucopurulente Disuria  
Screening in gravidanza Proctite  
  Screening pre PMA  
  Partner positivo  

Dispareunia: dolore durante rapporto sessuale. PMA: procreazione medicalmente assistita

La Clamidia può essere identificata con varie metodiche e in ognuna di esse si possono individuare vantaggi e svantaggi. In ogni caso, per il buon esito dell’analisi, è necessario che la raccolta del campione sia effettuata correttamente proprio in ragione della condizione di intracellularità della clamidia. A differenza degli altri batteri per la clamidia gli esami colturali sono indaginosi e costosi in quanto non prevedono l’utilizzo di normali terreni di coltura ma bensì di particolari linee cellulari. La ricerca in immunofluorescenza costituisce l’approccio classico alla ricerca della clamidia; tuttavia essa necessita sicuramente di un buon prelievo del campione e di discreta esperienza da parte dell’operatore. Rimane una diagnostica valida seppure con tempi di esecuzione e costi non ottimali. L’indagine in immunocromatografia si basa su una reazione antigene-anticorpo ed è sicuramente la diagnostica più rapida e con costi più contenuti, sebbene presenti una maggiore incidenza di falsi positivi. Le ricerche in PCR costituiscono il gold standard dei test per la Clamidia ma sono utilizzabili solo come test di conferma a causa dell’elevato costo. Qualunque sia la tecnica utilizzata prevede l’esecuzione di un tampone uretrale, cervicale o congiuntivale oppure la ricerca sulle urine. E’ possibile anche individuare nel siero dei soggetti la presenza di immunoglobuline anti clamidia con classiche metodiche in ELISA.

Se ne volete sapere di più vi consigliamo (in inglese) la guida ECDC (centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie) sull'attività di controllo per la Clamidia.

Vi ricordiamo infine che le indagini per la ricerca della Clamidia non sono in convenzione con il SSR, prevedono un appuntamento, non necessitano di preparazione o digiuno.