T.O.R.C.H.

Il complesso T.O.R.C.H. deriva dall'acronimo inglese T Toxoplasma, O Other, R Rubella, C Cytomegalovirus, H Herpes simplex; esso raggruppa storicamente alcune malattie infettive che possono indurre patologie neonatali se contratte in gravidanza. E' evidente che trattandosi di malattie infettive che differiscono per agente patogeno, modalità di contagio, patogenesi, la diagnosi e terapia, il considerale in un gruppo unico è alquanto discutibile, tra l'altro si tratta comunque di infezione che hanno significato clinico anche al di fuori della gravidanza. Pertanto riporteremo le informazioni di laboratorio separatamente per ogni agente infettante. Per quanto riguarda gli "Other" (epatite b, Epstein Barr virus, sifilide) verranno trattati nelle rispettive pagine.

Anticorpi anti Toxoplasma IgM ed IgG

Il Toxoplasma gondii è il protozoo responsabile della toxoplasmosi; si tratta di un parassita intracellulare obbligato estremamente diffuso che ha nel gatto il suo serbatoio naturale anche se può contagiare oltre all'uomo anche vari mammiferi, uccelli e persino molluschi. A differenza da quello che si crede comunemente la trasmissione diretta tra il gatto domestico e l'uomo non è molto frequente, viceversa il contagio avviene più comunemente grazie ad alimenti (verdure e carne) poco cotti, il toxoplasma infatti viene eliminata con le feci degli animali contagiati e la diffusione appare maggiormente legata a fenomeni di randagismo e ai roditori. Si calcola che circa il 20 - 30% della popolazione abbia avuto un contagio da toxoplasma anche se non ha sviluppato la malattia in modo apparente. L'interesse clinico principale è per la possibilità di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza con conseguente infezione transplacentare al feto. Le conseguenze variano a seconda del periodo gestazionale di infezione andando dall'aborto a lesioni endocardiche, epatiche, neurologiche ed oculari. E' fondamentale pertanto che la donna non protetta (anticorpi anti toxoplasma IgG negativi o a basso titolo) controlli periodicamente il titolo anticorpale IgG ed IgM anti toxoplasma. Sarebbe consigliabile conoscere prima della gravidanza la propria condizione di immunoprotezione o meno nei confronti del toxoplasma. Anche se nel soggetto sano la toxoplasmosi ha un decorso solitamente benigno essa rappresenta comunque una seria minaccia nel soggetto immunodepresso o affetto da altre malattie sistemiche. La diagnosi della toxoplasmosi utilizza principalmente due classi di anticorpi le IgM e le IgG. Le IgM anti toxoplasma, come tutte le IgM, sono presenti nella fase acuta della malattia ed indicano un contagio recente. Si ha infatti una loro positivizzazione dopo circa 15 - 20 giorni dal contagio con una elevazione massima del titolo dopo 1 - 2 mesi, successivamente il livello degli anticorpi tende a decrementare per poi negativizzarsi dopo molti mesi o anche dopo più di un anno. Le IgG anti toxoplasma, come tutte le IgG, riferiscono invece di una infezione pregressa e quindi di una condizione di protezione, sempre che vi sia una contemporanea negatività delle IgM. Si considera che la presenza di anticorpi IgG anti toxoplasma sia una condizione di immunità permanente ma bisogna considerare che il titolo delle IgG può aumentare in seguito a reinfezioni da toxoplasma; condizioni immunitarie particolari e la gravidanza stessa possono creare situazioni  atipiche come la persistenza delle IgM oltre i tempi classici, ovvero la loro ripositivizzazione dopo la chiusura immunologia dell'infezione e la positivizzazione delle IgG. Si tratta di condizioni di false positività delle IgM che è opportuno riconsiderare anche con differenti metodi di dosaggio. In ogni caso, per dirimere i dubbio, è utile il dosaggio delle IgG anti toxoplasma "Avidity"; si tratta di una particolare metodica di dosaggio in cui si valuta l'avidità dell'anticorpo a legarsi all'antigene; tanto più elevata è l'avidità tanto più vecchia è l'infezione e viceversa. Pertanto la presenza di IgM con IgG ad alta avidità indica una condizione di falso positivo delle IgM ed una infezione di vecchia data. Un'ulteriore ausilio alla valutazione della condizione immunitaria nei confronti della toxoplasmosi può essere fornito dal dosaggio delle IgA. Normalmente questa classe di anticorpi compare cronologicamente tra le IgM e le IgG scomparendo dopo 6 - 9 mesi; la contemporanea presenza di IgM ed IgA indica quasi con certezza una infezione recente. Purtroppo le IgA non sempre sono prodotte dall'organismo ovvero non sempre sono identificabili e ciò le rende una diagnostica non di prima scelta.

Anticorpi anti Cytomegalovirus IgM ed IgG

Il cytomegalovirus è un virus appartenente alla famiglia dei virus erpetici come l'Epstein Barr virus, l'Herpes simplex e l'Herpes zoster. E' enormemente diffuso e la sintomatologia dell'infezione è estremamente contenuta se non assente. L'interesse principale di valutare lo stato immunitario nei confronti del cytomegalovirus si ha in gravidanza e nelle condizione di immunodepressione. Recenti evidenze indicano un coinvolgimento del cytomegalovirus nelle flogosi dell'endotelio alla base dei fenomeni aterosclerotici. Anche se la possibilità di contrarre il virus in gravidanza e trasmettere l'infezione al feto è bassa, le sue conseguenze possono essere molto gravi. Tra l'altro il cytomegalovirus, a differenza del toxoplasma e della rosolia, non fornisce immunità permanente. Le IgM sono la prima risposta dell'organismo all'infezione, indicano pertanto una condizione recente dato che si negativizzano entro 4 - 6 mesi. Più tardivamente compaiono le IgG che perdurano nel tempo anche se, come detto, non garantisco una permanenza assoluta della protezione. Tra l'altro alcuni soggetti possono continuare a ospitare il virus e ad eliminarlo nell'ambiente nonostante la presenza delle IgG. In particolare ciò avviene tramite le urine, la saliva, il liquido seminale ed il latte materno. A tale scopo è possibile effettuare la ricerca diretta del virus tramite metodo PCR. Ulteriore ausilio diagnostico viene fornito dalla valutazione dell'avidity delle IgG. Anche in questo caso maggiore è l'avidity maggiore è il tempo intercorso dal contagio.

Anticorpi anti Rosolia IgM ed IgG

La rosolia è una delle più comuni e note malattie esantematiche che, nonostante la sua benignità nel bambino e nell'adulto, può avere gravi conseguenze sul feto se contratta in gravidanza. La malattia ha un'incubazione di 2 - 3 settimane e le IgM compaiono circa una settimana dopo l'esantema e permangono per circa 6 - 8 settimane, il loro dosaggio entro pochissimi giorni dalla comparsa del rush esantematico può pertanto fornire falsi negativi. La loro presenza nel neonato sono certo indice di infezione durante la gravidanza.Le IgG compaiono più tardivamente e forniscono una immunità permanente anche se è possibile una reinfezione, a volte per parziale risposta al vaccino, con ricomparsa delle IgM; sembrerebbe comunque che in questi casi non vi sia il rischio di contagio fetale in quanto non vi sarebbe viremia. E' da ricordare che anche in questa malattia vi sono condizioni di persistenza delle IgM anche per anni ovvero presenza di falsi positivi del dosaggio delle IgM a causa di una reattività aspecifica verso altri virus come l'Epstein Barr, il cytomegalovirus e il Parvovirus ovvero in soggetti che presentano patologie autoimmuni o positività del fattore reumatoide. E' consigliabile in caso di dubbio ed in presenza di IgG positive studiare il periodo di infezione tramite la valutazione dell'avidità delle IgG che, come abbiamo già precedentemente visto, è direttamente proporzionale alla distanza dal contagio. Da un punto epidemiologico attualmente circa il 90% degli adulti è protetto dalla rosolia; la Conferenza Stato Regione nel 2003 ha emesso un piano per l'eliminazione della Rosolia Congenita e del morbillo recependo una indicazione dell'OMS. Uno dei pilastri di questa politica è la vaccinazione che nello specifico viene effettuata con vaccini combinati MPR (morbillo - parotite - rosolia) entro i due anni di vita.

Anticorpi anti Herpes Simplex IgM ed IgG

L'Herpes simplex appartiene ad una gruppo virale molto esteso, oltre 100 tipi classificati e capaci di infettare moltissime specie animali oltre all'uomo, e viene identificato in tipo 1 o labiale e tipo 2 genitale. Una delle specificità degli Herpes virus è quella di rimanere ospite all'interno dei neuroni di gangli nervosi e di manifestarsi clinicamente a livello delle mucose o della cute innervate dai suddetti nervi. Questa manifestazione clinica (eruzione erpetica) può manifestarsi periodicamente o anche una sola volta nella vita; nella manifestazione clinica giocano un ruolo importante le condizioni anche transitorie di riduzione delle difese immunitarie. La comparsa delle IgM è ovviamente il primo segnale di risposta immunologica anticipando quella delle IgG. Circa il 90% della popolazione adulta presenta IgG anti Herpes simplex 1, mentre vi sono dati non univoci rispetto all'Herpes simplex 2 che appare diffuso da un minimo del 12% ad un massimo del 30% della popolazione con grosse variazioni in rapporto alle caratteristiche del comportamento sessuale. L'importanza clinica maggiore dell'Herpes simplex è riferita alla trasmissione dalla madre al bambino o durante la gestazione o durante il parto. La diagnosi di Herpes simplex 1 non necessita normalmente di supporto di laboratorio come invece avviene per il tipo 2; è tra l'altro da ricordare come il titolo anticorpale delle IgG non varia in base alla ricomparsa clinica delle manifestazioni erpetiche.